Finalmente un ritratto che mi rappresenta!

10154603_10202469369028102_1947418414_nFelicità è un piatto cucinato da Claudio Sadler
ph. Brambilla Serrani

 

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Mai stata, ri-starò

Dì la verità: hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola? Di aprire un chiringuito a Formentera? Di allestire in gran segreto il tuo ristorante clandestino? Tutti noi food addicted sogniamo e sogniamo, buttiamo giù progetti e menu, passiamo serate a parlare con amici e possibili soci della nostra follia ma… A un certo punto qualcosa ci ferma (oddio, io non è che mi sia fatta molto fermare: Cibotondo esiste davvero, e lotta con noi 😉 ). C’è chi, al contrario, non solo realizza, ma alza addirittura il tiro. E dal baretto sulla spiaggia ridimensiona in grande e punta dritto al ristorante gourmet. In due parole, questo hanno fatto Stefano Sardella e Davide Viviani, rispettivamente direttore e chef di Mamai, il ristorante che ha preso – letteralmente –
il posto della neostellata Alice, che inaugura a Eataly proprio questo venerdì, nel primo giorno di primavera.
Ma torniamo a Stefano e Davide, la cui storia merita di essere raccontata e ricordata. Amici, in altre faccende (informatiche) affaccendati, con la passione per la buona tavola, si innamorano del locale di Viviana Varese e Sandra Ciciriello. E questo è facile. Diventano assidui frequentatori e amici delle proprietarie di Alice. E anche questo è facile, e normale. Poi, quando il team femminile della ristorazione milanese decide di aderire al progetto Eataly, cosa fanno i nostri? Ovvio: decidono di subentrare in via Adige! Cioè, ovvio mica tanto. Chi negli ultimi anni, e nell’ultimo in particolare, abbia provato a intraprendere una qualsivoglia attività ben conosce scogli e intoppi. Se a questi aggiungi il confronto con chi c’era prima e il desiderio, se non di eguagliare, almeno di non sfigurare davanti alla stella di Alice, la decisione è stata quanto mai coraggiosa.
E potrebbe essere una scommessa vinta. Con una proposta che è un mix di creatività
e tradizione, una scelta di ingredienti e fornitori impeccabili e una tavolozza ancora
da riempire di idee, ricerca, piatti nuovi e rivisitazioni indovinate.
Non ero mai stata al Mamai, ma ero stata da Alice e avevo potuto assaggiare la sua
Pizza fritta, inserita in carta da Davide come omaggio alla sua “maestra”, e soprattutto
i Superspaghettini, che ho ritrovato in versione Mojito con brodo di menta, gamberi
e gelatina di rum (deliziosi). Ancora gelatina, ma di Campari, rossa fuoco sul Ceviche
di gamberi. Verde e nero per gli Gnocchi (al nero di seppia, ça va sans dire) con asparagi
e capesante. Rosa e oro per il Polpo (abbrustolito) e patate (americane, in purè e in polvere). I colori, prima ancora dei sapori, mi hanno colpita. Anche quelli del Crudo di pesce, agrumi e 5 salse che mi hanno servito al posto dell’antipasto di Ostriche (che non tollero, ahimé!) e Champagne. Fino alle tinte pastello della Macedonia di frutta e ortaggi e del parfait Torrone e cioccolato bianco, con la sua solare salsa al frutto della passione.
E se ancora qualche aggiustamento ci sarà, qualche sapore andrà dosato meglio e qualche piatto messo ancora a punto, la strada è quella giusta. Io l’ho imparata.
Non ero mai stata al Mamai, ci ri-starò.

Mamai è a Milano, in via Adige 9, tel 02 8721 3909

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Per molti, e non per tutti (seconda parte) – A cena con le Stelle

Qualche giorno fa Igles Corelli ha postato su Facebook un pensiero interessante:
“I creativi non sono quelli che rielaborano la tradizione. Sono quelli che inventano nuovi piatti che saranno la futura tradizione”.
Chi, allora, meglio dei giovani chef, sempre più protagonisti di una cucina italiana (e non solo) di altissimo livello, può intraprendere questa strada? Entusiasti, a tratti timidi ma, ai fornelli, preparati e sicuri di sé, con una solida professione, una conoscenza profonda degli ingredienti e del territorio e un’energia concretamente indirizzata verso risultati “veri”, importanti, più che (si spera!) verso i fasti dello star system.
Questa l’impressione che spesso ricevo quando imbatto in un “under forty” della ristorazione. Nella fattispecie, nei 7 Jeunes Restaurateurs d’Europe, italiani e stellati, che hanno presentato la prossima edizione di A cena con le Stelle, durante il Salone del Mobile (7-13 aprile): evento davvero unico che vede un decano come il grande Sergio Mei aprire la sua cucina del Four Seasons Hotel ai protagonisti della cucina di domani, già saldamente insediati in quella contemporanea.
Eccole, dunque, le 7 giovani stelle, in realtà “under 37”, visto che questa è l’età massima che un cuoco può avere per entrare a far parte della prestigiosa squadra internazionale. In ordine di comparizione, le serate vedranno cucinare in diretta davanti agli ospiti, su postazioni allestite da Electrolux, Aurora Mazzucchelli, Marcello Trentini, Luca Collami, Riccardo di Giacinto, Giuseppe Iannotti, Luigi Pomata, Marco e Vittorio Colleoni.
Ad aprire le serate, i cocktail accompagnati dai celebri appetizer firmati Sergio Mei (alcuni, deliziosi, assaggiati al termine della conferenza stampa, chiacchierando piacevolmente con l’Hotel Manager Carlo Stragiotto). Poi, andrà in scena la cucina dei JRE: innovativa ma nell’ambito della tradizione, creativa ma non concettuale, di territorio ma non (ottusamente) a chilometro zero.
Certo, un’esperienza non per tutti (lo avevo preannunciato): il costo è di 150 euro a cena, senza dubbio tutti meritati, dato l’alto livello di qualità promesso dagli chef e dalle loro brigate e l’impeccabile ospitalità di quello che è, forse, il più bell’albergo di Milano. L’esclusività ha un prezzo.

Senza dimenticare che esattamente un mese dopo, una squadra di JRE tutta al femminile parteciperà all’altra manifestazione presentata in questi giorni: quel Taste of Milano che promette, ancora una volta, di portare l’alta ristorazione al grande pubblico.

Per info e prenotazioni
+39 02 7708168 – 02 7708169
mil.events@fourseasons.com

(2-fine)


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Per molti, e non per tutti (prima parte) – Taste of Milano

Foto gruppo chefs

Ho fatto indigestione di chef. In una sola mattina, due presentazioni di eventi diversi, per pubblico e filosofia, ma accomunati da loro, le star della ristorazione milanese e italiana.
Se è vero che ormai gli appuntamenti del food si susseguono, in città, quasi senza soluzione di continuità, è anche vero che in barba agli insofferenti (l’ultima polemica, qui) l’offerta non potrebbe essere più varia e davvero per tutti i gusti.
Promette anche quest’anno di far felice il grande pubblico Taste of Milano (8-11 maggio, biglietti in vendita dal 28 febbraio su www.tasteofmilano.it): alla quinta edizione, la seconda “al sicuro” dalle intemperie all’interno del Superstudio Più di via Tortona, la formula sembra ormai rodata ma non smette di proporre nuovi spunti.
Come il “piatto sostenibile” che gli 11 chef, più il “dream team” tutto al femminile targato Jeunes Restaurateurs d’Europe, proporranno scegliendo materie prime del territorio e tecniche a impatto ambientale minimo. O come il Wine Caveau, grandi bicchieri (100 le etichette) messi all’asta per degustazioni al top, e il Wonder Table, un “Tavolo delle Meraviglie” così ricco di sorprese e di mistero che toccherà provarlo per capire bene di cosa si tratta 😉
Coperti ambitissimi anche i 15 intorno allo Chef’s Table per 7 menu d’autore, sempre firmati JRE, curiosi i Blind Taste guidati da Milly Callegari, e non mancheranno per tutti incontri ravvicinati con le star dei fornelli al Taste Theatre, oltre a corsi (24 le postazioni Electrolux) e mini lezioni per i più piccoli. Tante altre le iniziative, anche con un occhio alle intolleranze, destinate a movimentare TOF.
E quindi, ecco gli chef, in rigoroso ordine alfabetico: Andrea Aprea (Vun Park Hyatt), Fabrizio Cadei (Acanto Principe di Savoia), Daniel Canzian (Daniel), Andrea Migliaccio (LARTE, che ha ospitato la prrsentazione), Roberto Okabe (Finger’s), Wicky Priyan (Wicky’s), il mio amico Andrea Provenzani (Il Liberty), Marco Sacco (Piccolo Lago), Misha Sukyas (L’Alchimista), che mi ha raccontato nuovi, mirabolanti progetti, Matteo Torretta (ASOLA Cucina Sartoriale), Ilario Vinciguerra (Ilario Vinciguerra Restaurant).
Non c’è che restare sintonizzati.
La seconda presentazione che ho detto? Anche in questo caso, stay tuned, per scoprire come dove e perché andare A Cena con le Stelle.
(1-segue)

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4 giorni di Festival e Congresso (in pillole)

braccialetti 2

Sabato-martedì: un lungo, lunghissimo weekend da foodie, inframmezzato dalla vita vera, bagnato dalla pioggia e baciato dal sole, stancante e appagante, faticoso e divertente. Questo è stato, fra Milano Food&Wine Festival, con la Food Experience Mondadori, e Identità Golose. Ecco (sebbene solo in parte) come l’ho vissuto, in pillole e in ordine alfabetico.
Architetture. Con la sua Sfoglia 2.0 Enrico Crippa ha reso “carta” puree di carciofo, di arancia, di patata. Che sono diventate guarnizione, involucro, cestino croccante in piatti costruiti con grande maestria, piccole opere di architettura del gusto.
Biscotti da campione. Davide Comaschi, visto anche sul palco della Food Experience con praline tridimensionali e Campione Mondiale in carica di cioccolateria, ha sfornato per Florio biscotti al cioccolato (ça va sans dire), che ho sgranocchiato insieme a un Passito di Pantelleria. Che bello: la Pasticceria Martesana è proprio dietro casa!
Bollicine. Francia e Italia pari sono. Lo Champagne Lanson Extra Age, Pinot Nero e Chardonnay per i 250 anni della Maison, è stato abbinato ai macaron al tartufo e al foie gras di Frank Deville. Da Berlucchi, scorrevano a fiumi, fra gli altri, il Franciacorta Cuvée Franco Ziliani 2007, edizione limitata in formato magnum di Blanc de Blancs da uve Chardonnay, e la Riserva Palazzo Lana Extrême 2006 con le creazioni di Massimo Bottura.
Cena al cinese. Lunedì sera, nonostante il tempo da lupi, tavolata fra amiche blogger al Lon Fon di via Lazzaretto. Piccola delusione: tutto un po’ troppo unto (non vale sottolineare che ho ordinato quasi solo roba fritta), ma abbiamo chiuso il locale.
Dolcezze. Come ogni menu che si rispetti, il congresso in Auditorium termina con Dossier Dessert, aperto da Corrado Assenza e chiuso da Gianluca Fusto. Applausi a scena aperta per tutti.
Hamburger. A colazione, quello mignon di Ca’puccino, al Food&Wine, con polpettina di pollo. A pranzo, quello di Andrea Provenzani del Liberty per Birra Moretti. A merenda, un classico preparato da Eugenio Roncoroni e Beniamino Nespor del Mercato per la Food Experience.
Igiene. Garantita al 100% quella del bancone sul palco dell’Auditorium: Heinz Beck (il grande Heinz Beck) lo ha pulito energicamente con l’aceto prima di iniziare a dividere i liquidi per centrifugazione creando il Ricordo di una frisella e l’Assenza di osso buco.
Pasta&Salute. Come sempre sopra le righe, o fuori dagli schemi (o come volete voi!), Davide Scabin ha parlato di Food Clinic, ovvero come alleviare, confortare, coccolare chi soffre di disturbi lievi, malattie croniche, patologie serie, con cibi pensati ad hoc e cucinati con tecnica e amore. Sul palco di Identità di Pasta, i grandi formati Monograno Felicetti sono stati offerti separati dal condimento in insalata di pasta nuda, poi sono diventati malleabili come plastilina e modellati in arancini e sofficini: la pasta entra in friggitoria (e noi felici!).
Pollock. Creme, salse e tocchi croccanti sulla tela del gusto di Christian e Manuel Costardi, che hanno fatto scuola alla Food Experience ispirandosi al celebre pittore statunitense: la fantasia al potere.
Prodotti che ho provato (tra gli altri). Il salmone selvaggio dell’Alaska, le sue uova Ikura e il king crab di Alaska Seafood, chef ospite Alessandro Dal Degan. Manzo Bab, il kebab di carne bovina 100% piemontese presentato da Sergio Capaldo. Riso di Pasta Viazzo, nell’interpretazione di Davide Oldani e nel mio test (qui). Il Carpaccio di Tartufo di Toscobosco, su crostini all’olio. I sakè in degustazione allo stand Jetro (Japan External Organization).
Prodotti che proverò. Il sugo di datterini gialli all’arrabbiata firmato Grangusto Finagricola, stessa famiglia dei datterini Così Com’è: il primo spaghetto casalingo sarà loro. I profumi di Tuttelespeziedelmondo (ma proprio tutte!), che non vedo l’ora di acquistare e provare nei miei esperimenti gastronomici.
Social media reporter. Twittare, postare, instagrammare… Sono sempre io, @cuochina. Quella che, in allegra compagnia, durante la Food Experience ha saltato e ballato che neanche Fiona May, fra una ricetta e un assaggio, uno showcooking e un’intervista di Laura Maragliano, direttore di Sale&Pepe, a chef, scrittori, protagonisti della cucina e del suo goloso “circo” mediatico.
Starchef. Carlo Cracco, attorniato da groupie armate di smartphone e tablet, che per un attimo è sembrato di essere all’UCI Cinemas di Pioltello alla prima di Monuments Man.
Thailandia. Nazione ospite, alla sua cucina e ai suoi chef (Chumpol Jangprai, Prin Polsuk, Henrik Yde, Dylan Jones e Bo Songvisava) è stata dedicata in Auditorium la mattina di martedì. Che tristezza scoprire, dopo aver sentito tanti profumi in sala, che allo stand venivano serviti solo gli ospiti “vippi”, come ha spiegato una costernata hostess thai 😦
Uovo. L’uovo di seppia di Pino Cuttaia è stato scelto come immagine emblematica della decima edizione di IG e come apertura delle danze.
Z. L’ultima lettera dell’alfabeto è qui così, per concludere la carrellata. Che non è affatto esaustiva. Non vi ho parlato dell’emozionante omaggio a Lidia Bastianich e Nadia Santini, premiate da Emanuele Scarello, Fabio Pisani e Alessandro Negrini. Delle belle interviste di Gianluca Biscalchin per Identità Libri: da Sadler a Farinetti, perché la cucina a volte va anche raccontata a parole. Dei numeri, che sono apparsi subito “importanti” – bastava guardarsi intorno tra la folla! – per affluenza di pubblico e congressisti nelle due manifestazioni, Food&Wine e IG. Dei 250 vini del Festival. Di tutti gli sponsor ed espositori del congresso (credo quasi 80): tanti, tantissimi davvero. Di chi dice che-noia-che-barba ma poi non manca mai. Di chi era alla sua prima volta. Di chi c’è stato negli ultimi 9 anni e questa volta non si è visto. E chissà chi ci sarà nel 2015!

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Weekend da foodie con Intelligenti Identità (alla decima potenza)

locIGAncora ricordo le prime volte,
a Palazzo Mezzanotte in piazza Affari.
La novità (di novità si trattava) delle conferenze, che ascoltavi come uno spettacolo di prosa a teatro. I Ravioli Shake
di Davide Scabin. La musica di Mauro Uliassi. L’intervista a Ferran Adrià, appollaiati sugli sgabelli del corner Lavazza. Un gennaio soleggiato che profumava già di primavera…
Ma non è il caso di stare anche qui a lamentarmi della pioggia!
Che non riuscirà a rovinare (come non lo hanno fatto, in passato, né la neve né i blocchi del traffico) un appuntamento imperdibile come si preannuncia essere la decima edizione di Identità Golose, al via domenica 9 (per proseguire il Weekend da foodie) al MiCo di via Gattamelata.
Edizione che promette di essere, ancora una volta, occasione unica di incontro tra chi la cucina la fa e la offre – chef, pasticceri, pizzaioli, maître, sommelier, produttori – e chi ne parla e ne scrive.
Il calendario non potrebbe essere più nutrito: una settantina (se non ho contato male) gli chef e i protagonisti che si alterneranno nelle tre sale delle conferenze. Elencarli tutti è naturalmente impresa non da poco e così, per non far torto a nessuno, eviterei ma… sì, Lui c’è, e anche Lui, LuiLui e Lui. E poi ci sono Lei, Lei e Lei! Insomma, non manca proprio nessuno a spegnere le dieci candeline insieme al patron Paolo Marchi. Che, come tema del decennale, ha scelto Una golosa intelligenza: quella indispensabile a far sentire bene chi al ristorante ci va e si vorrebbe far tornare, come spiega alla perfezione Paolo nella sua presentazione. Ma anche quella, mi viene da dire, di chi (come me) nel mondo del food ci lavora come osservatore.
Ecco, forse è arrivato il momento di prendere le distanze da superficialità e mode per tornare alla sostanza. Il momento di raccontare, nuovamente, di cuochi, di ingredienti e di piatti, piuttosto che di chefstar, foodgossip e di una cucina più esibita che veramente cucinata. Tornare a parlare di cibo, ricette, mestiere. E farlo con intelligenza.
(2-fine)

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Weekend da foodie

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Bene: si preannuncia un tranquillo weekend da grande bouffe. Fra sabato e domenica, al MiCo (la sede di Milano Congressi in via Gattamelata) prendono il via le due manifestazioni top dell’anno che vedranno affluire pubblico e addetti ai lavori in un goloso circo del gusto.
Del resto, a poco più di un anno dall’avvio dell’Expo, che al cibo sarà dedicato, le iniziative milanesi non possono che farsi sempre più invitanti.
Si parte, perciò, sabato con l’inaugurazione del Milano Food&Wine Festival: la tre giorni (8, 9 e 10 febbraio) dedicata ai protagonisti del vino e della cucina d’autore. 400 etichette per 24 fra cuochi, pasticceri e pizzaioli in una girandola di degustazioni e assaggi, un evento davvero speciale e un’occasione imperdibile per i buongustai milanesi che, come già nelle passate edizioni, si prospettano numerosi. E, fra un “taste” e l’altro, potranno vivere anche la Food Experience Mondadori, l’evento durante la quale Sale&Pepe aprirà la sua cucina al pubblico.
In scena per la Food Experience, corsi di cucina e show cooking tenuti in diretta dai cuochi di S&P e dagli chef ospiti. Tra sabato, domenica e lunedì si alterneranno esibizioni e lezioni (anche per bambini!) che vedranno salire sul palco, accolti dal direttore Laura Maragliano, i fratelli Christian e Manuel Costardi, Beniamino Nespor e Eugenio Roncoroni, Domenico Della Salandra con il ritrattista Gianluca Biscalchin, Davide Oldani, Loretta Fanella, Christian Milone, Simone Padoan, Davide Comaschi, Angelo Biscotti e Silvio Spinelli, Luciano Monosilio.
Le giornate al Food Experience si concluderanno con i grandi vini da scoprire, nelle serate di sabato e domenica insieme a Helmuth Köcher, presidente e fondatore del Merano Wine Festival e selezionatore delle 100 etichette presenti a Milano.
Gli spunti e le iniziative sono davvero tantissimi e promettono di far felici foodie e semplici curiosi, che potranno vedere i professionisti all’opera e – perché no – salire con loro ai fornelli e cimentarsi nelle preparazioni sotto la guida di grandi cuochi.
StampaSocial media reporter per tutta la durata dell’evento, all’hashtag #FoodExp, @SingerFood, @oggipaneesalame, @cucinaecantinab, @Ficoeuva, @monicapapagna@maricler, @lamazzarotta, @lafemmeduchef e, naturalmente, la sottoscritta @cuochina 😉
Da domenica, poi, sempre all’interno del MiCo, prende il via Identità Golose (9-11 febbraio): il congresso show più atteso della stagione, giunto alla sua decima edizione. Ma questa è un’altra storia. E la racconto domani.
(1-segue)

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Unije e la salvia (o dell’esigenza di scrivere post)

salvia unijeC’è una piccola isola magica nell’arcipelago di Lussino, in Croazia. Un’isola che si dice popolata di lepri, fagiani e galli cedroni. Verdeggiante di una fittissima macchia mediterranea. Un villaggetto arroccato su un ripido pendio, alle spalle del porticciolo. Un paio di taverne. Le barche dei pescatori tirate in secca sulla spiaggia. Sul lato est, una baia stretta e lunga, Maracol, con gavitelli per l’ormeggio, acqua cristallina, decine di pescetti argentei che nuotano veloci. Dal piccolo molo, un sentiero sale e sale fino a una chiesina, poi scende giù giù fino in paese. Se lo percorri, magari di mattina presto, quando l’aria è fresca e profumata di rugiada, guardati intorno. Oltre il finocchio selvatico, oltre i rovi bassi e pungenti, scorgerai ciuffi e ciuffi di salvia selvatica, dalle foglie piccole e incredibilmente fragranti. Coglile, portale in barca, lascia che il sole le asciughi, poi riponile delicatamente in un sacchetto di carta e portale a casa. Capiterà anche a te, in pieno inverno, svitando il tappo del vasetto in cui le conservi, ormai essiccate, di sognare l’estate, il caldo, il mare di Unije.

(Ho scritto questo post perché scrivo troppo poco, perché qualcuno sui miei social promette e/o mantiene la promessa di scrivere di più, mentre io – coda di paglia –
so bene di non farlo e mi dico sempre: lo faccio domani. L’ho fatto oggi)

 

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Il buono dell’autunno

tartufi piccolaNon amo l’autunno. La bruma mi arriccia i capelli. L’aria umida mi fa venire mal di gola. Le giornate che si accorciano mi mettono malinconia. Per fortuna, c’è il tartufo, quello bianco! In presenza di questo raro e nobile frutto della terra, avvolta dal suo sublime aroma, incantata dalla pioggia di scaglie, persino la sottoscritta può tornare a sorridere. E sorrisi ce ne sono stati tanti alla serata #piemontetartufo organizzata allo Sheraton Malpensa, deus ex machina di tanta bontà ed eleganza l’impareggiabile Carlo Vischi, partner Regione Piemonte e Centro Nazionale Studi Tartufo a presentare a stampa e blogger Le Fiere del Tartufo (dal 6 ottobre al 1 dicembre in una ventina di comuni fra Cuneo, Asti, Alessandria, Torino). Accolti da un’interminabile teoria di appetizer e finger food (su tutti indimenticabili il Castelmagno a scaglie e il tonno di coniglio al ginepro), siamo stati accompagnati per mano ai piatti forti della serata, rigorosamente guarniti da scaglie, scaglie e scaglie di tartufo bianco: dall’immancabile battuta di fassona al delizioso uovo cotto a bassa temperatura, dai cardi gobbi con fonduta alla zucca intera al forno, e poi raviolini, risotto, il brasato con la polenta e per finire, ci fosse stato ancora un angolino, gianduiotti come se non ci fosse un domani. Un menu di grande tradizione ed esecuzione impeccabile grazie alla maestria di Enrico Fiorentini, chef residente, e degli ospiti Walter Ferretto (Il Cascinalenuovo, Isola d’Asti) e Bruno Cingolani (Scuderie del Castello di Govone, CN).

Cose che sapevo sul tartufo…
Il tartufo non è, come molti credono, un tubero (come la patata), né una radice (come la carota), ma un fungo ipogeo, ovvero sotterraneo, che cresce in simbiosi con diverse piante da cui trae nutrimento.
Un tempo i cercatori usavano le scrofe, anziché i cani, attirate dai fitormoni prodotti dal tartufo, di composizione chimica affine a quella degli ormoni di richiamo sessuale dei maiali maschi.
Il tartufo nero cresce anche in Francia, ma il bianco nasce solo sul suolo d’Italia.

…e cose che ho imparato
Secondo la mitologia, è stato il caro vecchio Zeus a fertilizzare la terra e… zot! ecco nascere i tartufi.
Il colore della scaglia può variare dal beige al bianco candido a seconda della pianta con cui il tartufo è cresciuto in simbiosi, dalla quercia al pioppo, dal tiglio al faggio.
Le venature rossastre, che a volte percorrono la polpa, sono dovute alla presenza di un microrganismo “buono”: non solo nel senso che non fa male ma, letteralmente, perché spesso intensifica il profumo del tartufo.
I cani migliori hanno le zampe corte: altrimenti, scaverebbero troppo a fondo e potrebbero “rompere” il tesoro appena scovato – oltre che papparselo e scappare a gambe levate!

A gambe levate sarei scappata anch’io, rubata una trifola dal trionfo che troneggiava sul tavolo dei cuochi: ah, non fosse stato per i tacchi alti!

 

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Food&fashion: come mi vesto?

abito+cremadilatte

Una delle creazioni di Anna Marconi per la scorsa edizione della Food Experience

È la moda, bellezza! Lo capisci dal traffico che monta come fossa l’onda dello tsunami. Dall’impossibilità di acchiappare un taxi. Dalla metropolitana presa d’assalto da esili fanciulle in microshorts e redattrici di nero vestite (perché – si sa – il nero è il nuovo nero). Milano si è tuffata a capofitto nella settimana della moda e anche la @cuochina (la sottoscritta!), nel suo piccolo, si prepara ad affrontare la kermesse fashionista ormai in pieno svolgimento. Lo farò in veste di Social Reporter per la Food Experience Mondadori, il festival show nato dalla collaborazione tra Sale&Pepe, Grazia e Grazia.it che sabato 21, domenica 22 e lunedì 23 porta la cultura gastronomica nel cuore dell’avanguardia dello stile, il White, vetrina della moda contemporary ospitata al NHOW di via Tortona 35.
La postazione della Food Experience, ai fornelli e sul palco, ospiterà showcooking e performance, con ospiti e chef internazionali pronti a svelare segreti, tecniche e percorsi della cucina più innovativa: dalla multisensorialità dello srilankese Wicky Prian alle ultimissime tendenze del Nord Europa con Julien Chiudinelli, Jerker Kellermann e Marco Bonvicini del Bjork Swedish Brasserie, dal talk show su cucina e televisione insieme ad Alessio Algherini, coach del nuovo talent “The Chef” in onda su La5, alle stupefacenti interpretazioni della fashion tester Anna Marconi (Tasteofrunway.com),
che realizzerà piatti ispirati dalle creazioni degli stilisti CO/TE, Charline De Luca, Benedetta Bruzziches e Giorgiana di San Bonifacio Zappieri di Normaluisa.
Senza dimenticare i cocktail special edition di Carmen Clemente e Jor Dossena.
etichetta okCavoli, è un sacco di roba da raccontare!
Lo farò twittando, instagrammando, postando su Facebook.
E non da sola, perché sarò in compagnia di @SingerFood, @oggipaneesalame, @labna, @lagonzi, @gnambox, @LaFemmeduChef, @artemisi4, con @saleepepemag, hashtag #FashionFood (info e aggiornamenti su www.grazia.it/fashionfood e www.facebook.com/saleepepemagazine). Un solo dubbio mi resta: cosa mi metto? È il Food&Fashion, bellezza!

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