Birra, cucina e chef

Che ci fa Claudio Sadler davanti all’obiettivo della mia piccola Canon PowerShot?
Un risotto, naturalmente. Più precisamente, un risotto alla cipolla con crema di pecorino e caramello di Birra Moretti La Rossa, zucchero e buccia di cipolla (rossa), durante un piccolo intermezzo di una giornata (romana) particolare.
L’occasione: la finale del Premio Birra Moretti Grand Cru.
La location: la Città del Gusto del Gambero Rosso.
La giuria: autorevolissima, composta da otto chef (sì, sì, dopo vi dico quali!) più Marco Reitano, sommelier alla Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri, Paolo Marchi, patron di Identità Golose, e Alfredo Pratolongo, direttore della comunicazione di Heineken Italia.
La sfida: 10 giovani cuochi under 35 (selezionati tra 135 concorrenti iniziali), un piatto della tradizione e un piatto libero usando birra negli ingredienti e in abbinamento.
Il vincitore: Giuliano Baldessarri, sous chef di Massimiliano Alajmo alle Calandre di Rubano con un carpaccio di manzo al ginepro, salsa ai pinoli e riduzione di birra, e un ghiacciolo di Birra Moretti con cremoso di cioccolato bianco, marroni e caffè.
Il contorno, per noi della stampa in attesa del verdetto, oltre alle chiacchiere con i giurati nelle pause tra una sessione e l’altra, è stato letteralmente a tutta birra.
Fra un balloon di Moretti Grand Cru e un blind test (riconoscere una birra assaggiandola da un bicchiere alto, stretto e nero…), ho persino spillato la mia prima birra sotto la guida di Raffaele Desole (la sua birreria, The Green Apple, è a San Vincenzo, Livorno): non doveva essere malaccio, visto che qualcuno se l’è bevuta!
Di birra, naturalmente, si è anche molto parlato. E non solo di birra bevuta. Anche insieme a Identità Golose (congresso di chef “mondiale”, come ha puntualizzato – scherzoso ma non troppo – Paolo Marchi), Birra Moretti lavora ormai da diversi anni per portare questa bevanda (per alcuni addirittura un alimento, certo un ingrediente) nelle grandi cucine e nei grandi ristoranti e per promuovere una cultura pop(olare) della birra, che “non se la tira”, che è divertente e versatile.
Tanto per capire quanto lo sia – versatile, intendo – tre piatti hanno avuto una menzione speciale dalla giuria: per la migliore interpretazione della tradizione, il Tiramisù di Antonio Cuomo (chef al Settecento Hotel di Presezzo, Bergamo); per l’abbinamento più indovinato, la Pasta e fagioli del giovanissimo Mirko Matteoli (chef all’Antico Caffè delle Mura di Luca); per la creatività, Melanzane e birra di Marco Capitaneo (junior sous chef al Devero di Cavenago Brianza).

Noi stampa non li abbiamo potuti assaggiare, né veder preparare (i partecipanti erano blindati nelle cucine, sotto l’occhio vigile dei notai), ma già solo dai titoli si intuisce come la birra possa effettivamente armonizzarsi col salato e col dolce, col caldo e col freddo, con la carne e con il pesce (tra gli altri, sono stati presentati ben tre piatti di baccalà).
E dai commenti post competizione posso dirvi che le diverse interpretazioni hanno incuriosito molto la giuria. Immortalata nella mia fotina dove vedete, nell’ordine, Davide Oldani, Gennarino Esposito, Marco Reitano, Claudio Sadler, Andrea Berton, Alfredo Pratolongo, Beppe Rambaldi, Carlo Cracco, Paolo Marchi, Cristina Bowerman e il presidente Massimo Bottura. Che ai giovani finalisti ha augurato di «vivere la vita come un sogno». Mica roba da poco!

Ps: dopo la proclamazione, con Claudio, Davide, Andrea, Alfredo e altri amici di Heineken e Cantiere di Comunicazione (che ringrazio tutti per la bellissima occasione!) siamo andati a cena da Filippo La Mantia all’Hotel Majestic a via Veneto.
Mai rimpiangerò abbastanza di aver lasciato la mia piccola Canon nel trolley e di non aver fotografato il cibo meraviglioso preparato da Filippo (le girelle di pesce spatola!!!).
Roma ha fatto la magica, una volta di più.

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Informazioni su Francesca Romana Mezzadri

cucinare e amare. non necessariamente in quest'ordine
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4 risposte a Birra, cucina e chef

  1. Ugo ha detto:

    Altricolo strepitoso, per subject, location, casting & “writing”.

    Più tardi lo rileggerò con calma e magari commenterò visto quanto mi stimola l’argomento.

  2. Giorgio ha detto:

    Sei da odiare, ormai!

  3. Giorgio ha detto:

    Oggi ho mangiato un muffin al bar della Fiera di Milano, tossendone metà in un cestino… Quindi, se proprio non sai che cosa scrivere, dimmelo che illustro nel dettaglio quest’esperienza gastronomica, annoverabile fra le più interessanti degli ultimi mesi…

    Ripeto: sei da odiare!

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