Andare a Torino per il Salone del Gusto e fermarsi in trattoria

valenza

Sarà che capita solo ogni due anni. Sarà che questa volta usciva dal Lingotto (per molti versi angusto, ancorché ampio) riversandosi in piazze e giardini. Fatto sta che il Salone del Gusto Terra Madre di Torino versione 2016 era proprio imperdibile.
Ci si sono messe anche le previsioni del tempo che davano – confermate – 4 giornate di sole e temperature più che miti.
Insomma, ero partita con tutte le migliori intenzioni, un carnet che prometteva giretti e pranzetti e cenette e quant’altro.

Non conoscendo la città (in passato, ero andata praticamente solo al Lingotto, appunto) ho prenotato un Airbnb che si presentava come “a due passi dal Balon“.
Dicasi Balon un quartierino bohémien ad altri due passi da quel luogo folle e affascinante chiamato Porta Palazzo.

È, questo di Porta Palazzo, il grande, più che multietnico mercato dove perdersi fra una distesa di frutta e verdura e, accanto, una quantità di salumieri, “formagiat” e macellerie che fanno dubitare delle velleità del sindaco (sì, con la “o”, lasciatemi ‘sto vezzo!) Chiara Appendino di promuovere, sotto la Mole, l’alimentazione vegetariana e vegana.
Ma tant’è.

Tornando a noi, il Balon: un paio di viuzze e quattro traverse in cui si raccoglie un’alta concentrazione di antiquari e robivecchi, che il sabato centuplicano per il mercatino delle pulci. E poi, baretti per l’aperitivo e, soprattutto, piole: le osterie, o trattorie che dir si voglia, in versione sabauda.

Alla domanda, fatta alla padrona di casa la sera dell’arrivo, su dove andare a cena, non ha avuto dubbi: “Attraversate il ponte sulla Dora, superate il pallone aerostatico e l’Arsenale dove c’è la scuola Holden, proseguite dritto davanti a voi e quando la strada si restringe, sulla destra, c’è Valenza. Se trovate posto, eh!”

Il posto, lo abbiamo trovato: anche se era ancora chiuso (la sera apre i battenti non prima delle otto), ci hanno concesso l’ultimo tavolo da due.
Nell’attesa, abbiamo consultato la rete e subito ci siamo intimiditi: tutti elogiavano la cucina tipica e casalinga ma in molti raccontavano di una gestione “scontrosa”, “burbera”, “scostante”. Ohibò!
Timorosi e riverenti, per non urtare la sensibilità di nessuno, ci siamo accomodati buoni buoni nel nostro angoletto, origliando (di nascosto!) quel che accadeva in cucina, accettando con garbo il menu del giorno, ordinando a fior di labbra, aspettando in silenzio che arrivasse il pane, che ci portassero l’acqua, il vino sfuso della casa.

Poi, è passato il “vecio”, il patron, il signor Walter Braga: “Intanto, lo volete assaggiare un po’ di lardo fatto da noi?”. Ed è stato subito amore.
Deliziati dalla scioglievolezza di quel salume sublime, e resi più disinvolti dal vinello, fare amicizia con il figlio Luca (in cucina si affaccenda mamma Giuditta) è stato un attimo.

In tavola sono arrivati tajarin burro e salvia, agnolotti alla fonduta, bollito freddo con salsa verde (tagliato fine fine e servito con una delle più deliziose salse verdi mai assaggiate, sebbene o forse grazie al fatto che fosse generosamente agliata), polpette al sugo, pomodori di orto – vabbè, non mi hanno portato il sale ma l’ho considerato un peccato veniale.
Addolciti, infine, da un’ottima panna cotta – io, che non mangio dolci – al momento del caffè della casa (con liquore e scorza di limone) eravamo amiconi, fuori a chiacchierare fra una sigaretta e un digestivo.

Certo, il giorno dopo al Valentino ci siamo andati, passando dal Castello, da piazzale Valdo Fusi, da San Salvario e dai Murazzi.
Inciso. Nel rutilante mondo del food, occorre una nuova figura professionale: l’organizzatore di eventi capace di evitare che si formino le code.
Insomma, il Salone l’abbiamo perlustrato in lungo e in largo, anche spintonando qua e là, assaggiando qualcosina, parlucchiando con qualcuno – beh, poi c’è stata la presentazione da Monograno Felicetti del libro Pasta Revolution di Eleonora Cozzella (ed. Giunti), in cucina Davide Scabin, però questa è un’altra storia 😉

E comunque la sera, pur facendo i salti mortali per trovare un tavolo, siamo tornati da Luca. Per la cronaca, ancora tajarin ma al sugo di arrosto, milanese in carpione (una di quelle cose che facevano la mamma o la nonna quando avevano fritto millemila cotolette e davvero non si era riusciti a finirle: e che bontà), brasato, patate al forno, crème caramel e l’immancabile caffè.
Per i venali, conto sui 25-30 euro a testa.
Per la famiglia Braga: aspettatemi che ritorno.

I Valenza, via Borgo Dora 39, Torino, tel. 011 5213914

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Informazioni su Francesca Romana Mezzadri

cucinare e amare. non necessariamente in quest'ordine
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Una risposta a Andare a Torino per il Salone del Gusto e fermarsi in trattoria

  1. luca ha detto:

    ciao sono luca della trattoria valenza , grazie bellissimo articolo , ti aspettiamo in trattoria

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