Quel che resta di Expo (e dove sono stata tutto questo tempo)

mano_expo

Dove eravamo rimasti? Intendo, sei mesi fa. Ah, sì: eravamo tutti #InVistaDiExpo2015. E adesso, non ci resta che #TheDayAfter, hastag nostalgico che mostra Decumano e Cardo liberi dalla folla, invasi da scatoloni, camion e muletti.
Io, come molti, ci ho passato tutti e sei i mesi. In visite (circa una ventina, volta più, volta meno) quasi sempre solitarie, che ero lì per lavoro.

L’ho visto con il sole e con la pioggia – per fortuna, senza diluvi e bombe d’acqua.
Di giorno e, a volte, di sera.
Vivibile e senza code e ingolfato che neppure corso Vittorio Emanuele un sabato pomeriggio di dicembre.
L’ho raggiunto in metro, in treno e persino in taxi. Ho imparato la via più veloce ai tornelli e ho camminato, spesso a passo svelto, su e giù fra i cluster e i padiglioni, salendo scale, percorrendo passerelle, ammirando video, giochi di luci, birra coronainstallazioni vere e involontarie, come il cestone per il vetro al padiglione Messico: un assolo di vuoti di birra Corona con spicchi di limone.

A proposito, i padiglioni li ho visti tutti e di quasi tutti ho scritto, settimana dopo settimana, su Donna Moderna: uno dei lavori più belli che abbia mai fatto.
Ho assaggiato tanto, tanto cibo e, a onor del vero, spesso molto buono: sarà che mi presentavo come giornalista e quindi i cuochi si affannavano a presentarmi i loro piatti migliori. Qualcuno davvero ottimo, da avere voglia di riprovarlo a casa.
Così, ho fatto incetta di spezie del Bangladesh, risi indiani, salse e noodles thai.
gulash_ungheriaHo comprato paprika a volontà dopo aver assaggiato il gulash ungherese e, soprattutto, la pasta piccante da spalmare sul pane.
Ho adorato i summer rolls vietnamiti con vermicelli di soia, roll wontongamberi a vapore, coriandolo e salsa piccante e li ho eletti pranzo lampo nelle calde settimane di luglio.
Mi sono inebriata dell’aroma intrigante delle costine con purè di patate al merken, peperoncino affumicato tipico cileno di cui ho costine_cile_merkenfatto incetta allo shop.
NB: con questa ricetta inauguro su Cibotondo una serie in cui, poco per volta, le raccoglierò tutte, così come mi sono state raccontate nelle cucine dei padiglioni.
Ho mangiato persino qualcosa di dolce (che, si sa, il dolce non è molto nelle mie corde).
Il Balaleet, strepitosa colazione alla moda del Bahrain: spaghettini di riso cotti in acqua espaghetti_bahrain zucchero, profumati all’acqua di rose, zafferano e cardamomo e serviti con una piccola omelette leggermente salata.
I pancake sloveni, spezzettati e rosolati con burro, zucchero e composta di frutti rossi – anche del rum, volendo: io volli!
strudel_austriaLo strudel di mele austriaco, con le noci, delizia gustata su una fra le tante, belle terrazze sulle quali era bello scappare per guardare il mondo dall’alto.

Che da lassù Expo era ancora più suggestivo.albero della vita notturno
Per dire, l’Albero della Vita in versione spettacolo serale, ammirato dalla terrazza di Palazzo Italia, è stato qualcosa, ah!

A una delle ultime cene a cui ho partecipato, al padiglione Angola, con la deliziosa chef Elsa Viana (si mormora aprirà un suo locale a Milano: chissà), mi è stato chiesto da una collega (Manuela, grazie della domanda!) cosa mi sarebbe mancato di più, una volta finita la festa.
Ci ho pensato un attimo e ho risposto: la gente.

I resposabili degli uffici stampa che mi hanno aiutato in tante settimane di lavoro. Cito a caso Alessandra (più d’una), Valentina, Veronica, Maria, Alessio, Marco, Silvia (più d’una), Francesca, Carlo, Giuseppe, Chiara, Irene, Sara, Caroline, Ana, Cinzia, Marianna, Vera, Ezio, Valeria, Fabrizio, Filippo e Raffaella ai quali devo il grande onore di aver ken_hom_and_meincontrato Ken Hom, mito mondiale della cucina cinese.
Molti altri ne avrò dimenticati, ma davvero a tutti grazie, grazie, grazie. Ho imparato e visto un sacco di cose.

Mi mancheranno (anche se so bene che li rivedrò presto!) i ragazzi del team del social media, capitanati da Stefani Mirti, e in particolare il mio amico caro Alessandro Mininno. Loro hanno fatto una cosa bellissima: si chiama #MyWall ed è un’installazione nata spontaneamente sui muri degli uffici, al primo piano del Media Centre, attaccando cose, biglietti, cibi, foto, contenitori, bottiglie, sacchetti, persino un biscotto al cioccolato con incastonata una noce e… un grillo! La sottoscritta non poteva esimersi e ha lasciato due mini card, fronte e retro, che voleranno insieme al Wall all’Expo Museum di Shangai.

francesca romana mezzadri carlotta girolaPoi, i colleghi, tanti, incontrati alle cene e agli eventi, quelli belli e quelli brutti (che mica le cose sono sempre filate lisce come l’olio eh!). Una per tutti (anche se ci siamo incontrate una volta sola, l’ha girato in lungo e in largo quasi quanto me) l’amica Carlotta Girola, con la quale condivido la collaborazione con Dissapore.

Mi mancheranno hostess e steward sorridenti di tutte le nazionalità, parlare inglese maccheronico con nepalesi e lituani, e anche dare indicazioni su dove sono gli Emirati o le toilette a visitatori agée che, vedendomi con il pass al collo, pensavano che potessi essere d’aiuto.

Concludo con la prima immagine che mi ha lasciato assolutamentefrecce tricolore stupefatta, quella delle Frecce Tricolori che hanno svolazzato sul Decumano il Primo Maggio, fra oh e ah di meraviglia. decumano finaleE con l’ultima, scattata in una tiepida sera di fine ottobre, quando sono andata a dare il saluto a sei mesi della mia vita, professionale e non solo.
Ciao Expo, ci mancherai – o forse no 😉

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Informazioni su Francesca Romana Mezzadri

cucinare e amare. non necessariamente in quest'ordine
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