Milano, o l’imbarazzo della spesa

DONIZETTI - @GENTE NATURALE 02 - Photo by Alvise SilenziTutti a ricordare quando eravamo piccoli, che mamma ci mandava dal panettiere sotto casa a prendere quattro michette, un salto dal salumiere per due etti di cotto, dal fruttivendolo che mancavano i limoni, in drogheria che serviva il cacao e in latteria, che con il resto compravamo le Galatine e i molloni (non sapevamo si chiamassero marshmellow).
Poi anche mamma cominciò ad andare sempre più spesso all’Esselunga, quella in viale Regina Giovanna che oggi è un Billa. Non è stata colpa sua, ma a poco a poco il panettiere, il salumiere, il fruttivendolo, la drogheria e la latteria hanno chiuso. E tutti a lamentarci che però, com’è ingiusto, che peccato, le botteghe non esistono più, e si è perso il rapporto con il negoziante (per non parlare di quello con il libraio, ma questa ahimé è un’altra, amara storia).

Sono stati anni difficili per gli amanti del “che faccio, lascio?” e “signora assaggi questo”. Qualcuno, in cerca di contatto umano con il venditore, si rifugiava nei mercati rionali.
Ma la spesa all’aperto è bella a primavera, in estate fa troppo caldo, in autunno piove, e d’inverno che freddo.
Quindi, tutti al super, all’iper, al megastore, a spingere e riempire carrelli.
Nel frattempo, prima un imprenditore, poi l’altro e l’altro ancora, si sono accorti che ai milanesi mancava un posto dove far la spesa sentendosi coccolati. E, ognuno a modo suo, hanno posto rimedio.
Prima fu La Rinascente, con l’Ultimo Piano (così gli habitué, ancora oggi indecisi se sia il sesto, il settimo o l’ottavo), poi il primo Eataly, piccino picciò, al piano -1 del Coin di piazza 5 Giornate. Quindi, sempre grazie al gruppo Coin, Eat’s all’interno dell’Excelsior, concept store del lusso in Galleria del Corso.
I milanesi andarono in brodo di giuggiole. Finalmente un’alternativa al centro commerciale in periferia. E sarebbero stati felici così (sì, a parte la scomodità di andare a fare la spesa in Duomo e poi prendere la rossa nell’ora di punta con il sacchetto della pescheria in mano). Ma non era ancora finita. Perché nel frattempo nel mondo impazzava la Eataly mania. Da Torino a New York, da Roma a Dubai, da Bari a Istanbul, poteva Milano restare relegata al seminterrato di piazza 5 Giornate?
C’è voluto del bello e del buono ma a marzo, e nel giro di una settimana, Oscar Farinetti come un blob ha invaso la città, prima inaugurando il tanto atteso (letteralmente) Eataly Smeraldo, poi raddoppiando con piani e piani da Brian&Barry in via Durini, il nuovo store del lusso… ah vero, l’espressione store del lusso l’ho già utilizzata.
E siccome da dire su Eataly non c’è più nulla, ché hanno già detto e scritto di tutto e di più, vorrei tornare un attimo a quell’atmosfera del negozio sotto casa da cui è partito tutto questo racconto. Perché sembra sia quella che, ultimamente, si cerca di ricreare piazzando negli spazi dedicati al cibo chioschetti e banchetti, scaffali di legno e ceste di vimini.
Così, c’è da annoverare in questo lungo elenco un’ultima iniziativa. Si chiama Donizetti, è affacciato sulla piazza del nuovo Palazzo della Regione (parcheggio nei dintorni, oppure linea verde fermata Gioia, per gli amanti del sacchetto in metropolitana di cui sopra) e ha l’ambizione di unire ristorazione alta e fast – no, non fast food, ma pranzo veloce – con il concetto di market, sviluppato in 5 “isole”, gestite direttamente dai produttori, che vendono frutta e verdura, salumi e formaggi, pasta fresca e sughi, vini, pane e cibo di strada, più la caffetteria e i banchi della carne e del pesce fresco. Tutto da consumare sul posto o da comprare e portare a casa, pronto da mangiare o fresco da cucinare. Un format diverso dagli store del lusso (e tre!), sicuramente per dimensioni, ma anche perché più degli altri punta sull’operazione nostalgia, sul produttore/negoziante che finalmente pronunci, di nuovo, quella magica frase: “che faccio, lascio?”.
E noi milanesi, alla scoperta di questo ennesimo format, un po’ siamo contenti, un po’ restiamo frastornati da tutta questa improvvisa offerta. Nell’imbarazzo della spesa.

Donizetti, piazza di Città di Lombardia 1
Eataly Cinque Giornate, piazza 5 Giornate 1
Eataly Smeraldo, piazza XXV Aprile 10
Eat’s, Galleria del Corso 4
La Rinascente, piazza Duomo

[ph. Alvise Silenzi per Donizetti]

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Informazioni su Francesca Romana Mezzadri

cucinare e amare. non necessariamente in quest'ordine
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