E se copiassimo dai cinesi? Riflessioni dopo una cena al Bon Wei

Wang Pei e Ike Wang

Wang Pei e Ike Wang

La cucina cinese mi piace sempre di più. Ultima perla, la cena organizzata per la stampa, qualche sera fa, al Bon Wei. Fedeli all’hashtag #acenacomeincina, i nostri ospiti Ike Wang e Wang Pei/Chiara (marito e moglie, nonché titolari del ristorante più “cliccato” del momento) hanno pensato un menu con specialità quasi tutte non in carta, ma davvero tradizionali e rappresentative della vera cucina cinese.
Che finalmente, anche nelle nostre città (o almeno nella mia, Milano) sta abbandonando i cliché di un tempo a favore di una proposta articolata, curata e gastronomicamente ineccepibile. L’argomento non è nuovo. Io ne parlavo già un anno fa ed è di questi giorni un articolo su Linkiesta che offre interessanti spunti di riflessione:
a cominciare dal progetto del premier Li Keqiang per rilanciare nel mondo l’antica tradizione, portandola a livelli di eccellenza. Il nuovo corso fa arrivare sulle tavole dei moderni ristoranti cinesi piatti davvero sopraffini. Come non ne avremmo mai potuti assaggiare anche solo 5 anni fa.
E qui, la riflessione: se anche noi facessimo altrettanto, nel mondo si smetterebbe di mangiare linguini Alfredo e spaghetti bolognaise, spolverizzati di orrido parmesan. Letta o chi per lui (no, non la sottosegretaria Borletti Buitoni) dovrebbe imparare (copiare?) da Pechino e compiere passi concreti per promuovere la nostra immagine gastronomica all’estero.
Chiuso l’inciso, passo all’elenco delle specialità gustate l’altra sera, bevendo birra e tè verde, con l’ormai consueta carrellata di foto del mio iPhone.
Insalata di anatra: servita su una croccante foglia di lattuga, giustamente speziata e fragrante. Succulenta.
Ravioli di carne e Shao mai di verdure al vapore: due varietà di “fagottini”, entrambi dall’involucro leggero e dal ripieno delicato ma saporito. Deliziosi.
Insalata di funghi: scuri, arricciati, dalla consistenza unica, con la nota croccante dei semi di sesamo. Esotici.
Zuppa ai cetrioli di mare: una consistenza gelatinosa, densa e corposa, giustamente spicy. Insolita.
Cernia con zenzero: invece del “solito” pollo, un piatto saltato di grande semplicità con bocconcini di pesce sodi e sapidi, e la loro salsa. Classica.
Rane sale e pepe: dorate e croccanti, scottadito all’ombra della Grande Muraglia, una tirava l’altra. Irresistibili.
Mapo tofu (tofu piccante con verdure): bianchi e soffici dadini, dall’aspetto innocuo, immersi in uno dei condimenti più piccanti mai provati. Diabolici.
Shui Zu di manzo: straccetti di filetto tenerissimi e sugosi in una hot pot colma di peperoncini e aromi speziati. Demoniaci.
Riso bianco: immancabile per spegnere tanto ardore. Benvenuto.
Frutta: fresca, colorata, finemente intagliata e mescolata a ravanelli, cetrioli e barbabietola. Artistica.


Ps: mancano solo gli Shao mai di verdure – toccherà tornare, ordinarli e fotografarli 😉

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Informazioni su Francesca Romana Mezzadri

cucinare e amare. non necessariamente in quest'ordine
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