Risottata di mezzanotte

tra i fumi del risotto

L’appuntamento era per le 22.50. Poi, sapete come succede: un ritardo qua, un’attesa là, si è fatto tardi, piuttosto tardi… Ma, finalmente, è arrivato il mio turno al Taste e ho potuto divertirmi con Gualtiero Villa e gli amici di Teatro 7 nell’appuntamento intitolato Taste and Love, ovvero la (mia) cucina della seduzione, ospitato nella me-ra-vi-glio-sa Arca Inoxpiù, postazione mobile professionale ospitata in un truck allestito nei minimi dettagli e superfunzionale.
Il piatto che avevamo scelto con lo chef è ormai un mio cavallo di battaglia, il Risotto bianco con burrata e colatura di alici, per l’occasione sostituita da un olio all’acciuga, e scorza di limone. Ma grande protagonista (oltre alla sottoscritta, eh eh!) è stato il riso Acquerello, di cui abbiamo avuto l’onore di avere il patron, Piero Rondolino, e il suo staff-famiglia, a cominciare dalla figlia Anna, ingaggiata da Gualtiero come sous chef e messa a girare il suo risotto.
Perché c’è stata anche una piccola sfida: la versione dello chef, con colatura, e la versione della @cuochina! Anche io ho avuto il mio bravo “secondo”, un tarantino di nome Michele (se ricordo bene!), e anche una vice (ma di lei il nome non lo ricordo proprio: chi la conosce la ringrazi per me!) che mi hanno assistito nella preparazione del mio buon chilo di riso che, aggiunto a quello di Gualtiero, ha dato vita a una super risottata di mezzanotte: era scoccata da poco quando abbiamo servito, nei barattoli di latta griffati Acquerello, la versione dello chef, più all’onda, e la mia, più sostenuta.
Ora, la gara non si è capito bene chi l’ha vinta, ma il mio riso, a detta di Rondolino, era stato trattato alla perfezione e io ne vado molto fiera!
Prima di lasciarvi la ricetta, ringrazio tra gli altri ancora due ospiti: Antonio Rummo (la prossima volta che capita, gli ho promesso di fare una pasta!) e Guendalina Perelli, che si occupa delle pubbliche relazioni dell’ottima pasta campana. Per finire, special thanks a Luca Raffaglio per le foto (quella del post e quelle pubblicate su Facebook).

E ora, la ricetta.

Risotto bianco con burrata e alici
(per 2 persone)
160 g di riso Acquerello
1 litro circa di brodo vegetale poco salato
100 g di burrata pugliese
un piccolo scalogno
vino bianco
1 filetto di acciuga sott’olio
limone
olio extravergine d’oliva
pepe
Portate a bollore il brodo. Sbucciate lo scalogno e tritatelo finemente. Fallo appassire in una casseruola, a fuoco dolcissimo, con un filo d’olio, finché è morbido, ma senza farlo scurire: se accenna a friggere troppo, spegnete con un goccio di vino o poco brodo. Una volta ottenuto un fondo morbido e asciutto, versate il riso e lasciatelo tostare, mescolandolo, un minuto. Bagnate con mezzo bicchiere scarso di vino e fate evaporare un minuto a fiamma alta, fino a non sentire più il sentore di alcol. Allora, iniziate ad aggiungere il brodo, bollente, un mestolo per volta finché il riso è cotto e piuttosto asciutto. Intanto, sciogliete le acciughe in un pentolino con un filo d’olio, a fuoco dolce. Spegne il riso, aggiungete la burrata e l’olio all’acciuga. Mescolate bene per mantecare, coprite la casseruola e fate riposare 2 minuti il risotto prima di servirlo nei piatti, spolverizzando con scorza di limone grattugiata (circa un cucchiaino) e pepe macinato.

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Tasto [pron.: teisto] anch’io!

Taste of Milano è una sagra chic. La rivisitazione mondana della festa paesana. Gli ingredienti ci sono tutti. Cibo. Vino. Banchetti. Chioschi. E gente, tanta gente. Che gironzola, sorseggia, assaggia. Già, assaggia. Perché la formula, in fondo, è tutta lì: nel gioco degli assaggi, i “taste” preparati da 12 chef, 11 di importanti ristoranti cittadini più una  “special guest star”. Il tutto condito da stand, lounge, spazi eventi e chi più ne ha più ne metta. Per dovere di cronaca, la festa comincia giovedì sera (17 maggio) e va avanti, a pranzo e a cena, fino a domenica 20. I ristoranti e gli chef ospiti (alcuni li vedete nella foto, sulla terrazza della Mondadori di Duomo dove si è svolta la presentazione) sono, in ordine sparso: Viviana Varese Alice Ristorante, Matias Perdomo Al Pont de Ferr, Matteo Torretta Al V Piano (Grand Visconti Palace), Davide Oldani D’O, Roberto Okabe e Gustavo Young Finger’s Garden, Andrea Provenzani Il Liberty, Tommaso Arrigoni Innocenti Evasioni, Lorenzo La Maniera di Carlo, Filippo Gozzoli Ristorante Da Claudio, Marco Tronconi e Giovanni Traversone Trattoria Del Nuovo Macello, Andrea Aprea Vun (Park Hyatt Hotel), special guest Atul Kochhar Benares, direttamente da Londra, con la sua alta cucina indiana.
Sempre in ordine sparso, vi dico alcuni dei piatti (ma non chi li eseguirà): vediamo se indovinate!
Potrete assaggiare, per esempio, due Omaggi: uno a Magritte (Questa non è una linguina al pomodoro), l’altro a Sofia (Pizza fritta con pomodorini confit, limone candito, mozzarella di bufala e bavarese di pomodori).
Chi ama le note più esotiche potrà provare la Steak di manzo alla maniera di Goa, spezie e salsa bearnaise al chili, oppure il Nido di funghi: shiitake freschi, enoki, chiodini e pleurotus saltati in soya, burro e sake.
Chi è per le contaminazioni si potrà sbizzarrire tra un Sashimi di bue e foie gras, salsa bernese e umeboshi e uno Spaghettone nero in carbonara di mare affumicata con tè Lapsang Souchong.
Chi preferisce sapori più tradizionali, ma mai scontati, potrà degustare Pane, pepe nero, Marsala Vecchio Florio e riso, una Carbonara Crock, una Tartare di barbabietola, tonno, capperi, maionese e sfoglia croccante.
Mentre chi ha bimbi gourmet potrà far assaggiare loro, tra le altre delizie un formato kids, il Libertyburger (Hamburgher di vitello, spinaci al grana padano e bacon), le Polpettine di pesce con piselli stufati all’olio extravergine dop del Garda e cipolline all’agro, gli Gnocchetti di patata, pesto di basilico, fagiolini e pinoli.

Poi, se qualcuno di voi giovedì sera, poco prima delle undici, avesse voglia di imparare a fare (e assaggiare) un delizioso Risotto bianco con burrata e alici, faccia un salto nell’Arca Inoxpiù, il truck che racchiude una cucina mobile, superattrezzata e professionale, che accoglierà i mini incontri (mezz’ora per 15 partecipanti circa: prenotate). Ah, non vi ho detto: l’appuntamento per giovedì sera è con Gualtiero Villa, chef docente di Teatro 7 Lab, e con l’autrice della ricetta (e di un libro: Come sedurlo a tavola, ma che ve lo dico a fare). Indovinate chi è??? Sì sì, “tasto” [pron.: teisto] anch’io!

www.tasteofmilano.it

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Solidarietà e autoreferenzialità

Una bella iniziativa: questa la definizione più vera e semplice di quanto presentato ieri in Comune a Milano.
Cinque chef: Aimo Moroni, Viviana Varese, Pietro Leeman, Davide Oldani, Carlo Cracco. Altrettanti menu e relative liste della spesa da effettuare in cinque mercati coperti cittadini (rispettivamente Wagner, Morsenchio, Ca’ Granda, Ticinese e Prealpi), dal 19 al 21 aprile. Per ogni acquisto, aggiungendo un euro si riceve un bollino. Con cinque bollini arriva il ricettario. Poi si torna a casa e si cucina da chef. Mentre gli euro raccolti si “trasformeranno” in generi alimentari destinati a cittadini in difficoltà.
L’operazione si chiama Aggiungi un pasto a tavola e richiama quell’umanità anni Settanta cantata e ballata nel musical di Garinei e Giovannini, Johnny Dorelli nei panni del parroco.
Quello che una volta era un comportamento naturale (dare una mano a chi ne aveva bisogno), oggi si chiama solidarietà ed è, più spesso che no, talmente un’eccezione da fare notizia. E chi – diciamocelo – non vuole essere sulla notizia?
Io per prima, che ne faccio argomento del mio piccolo blog. Gli organizzatori (il Comune di Milano e Identità Golose), che hanno ideato il programma, e gli chef che lo animano.
Però, per una volta, sarebbe bello non parlare di “noi”, ma di “loro”, quelli che riceveranno gli aiuti, si spera generosi.
Cause di forza maggiore hanno limitato la partecipazione alla conferenza stampa dei due assessori, Pierfrancesco Majorino e Marco Granelli, che avrebbero dovuto dare indicazioni precise su come e dove finiranno i soldi raccolti. È stato comunque assicurato che, sui manifesti affissi nei mercati, saranno indicati i “beneficiari” dell’operazione.
Ora, non ci sono dubbi che, data l’autorevolezza di patron e testimonial, l’iniziativa sia seria. E la speranza è che la cosa abbia un seguito nei prossimi mesi e anche in altri mercati, come promesso dal terzo assessore coinvolto, Franco D’Alfonso.
Io, per parte mia, cercherò per una volta di non essere autoreferenziale (!) e non vi dirò dove andrò, né cosa cucinerò. Ma, semplicemente, vi invito a partecipare.

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Cosa me ne faccio di tutte queste uova?

A casa, per Pasqua, saremo in sei.
Per cominciare, un antipasto: tuorlo fritto, come fa il mio amico Andrea, su insalatina. Per prepararlo, sguscerò sei uova, un uovo alla volta, separando albume e tuorlo e facendo scivolare con grazia quest’ultimo in un vassoio, su uno strato alto almeno un centimetro di pangrattato e pecorino mescolati insieme in parti uguali. Quando li avrò messi in fila tutti e sei, coprirò i tuorli con altro pangrattato+pecorino e metterò nel frigo, per un paio d’ore.
Nel frattempo, farò la pasta. Siccome le mie uova sono piccine (60 grammi), ne userò due intere+un tuorlo ogni due etti di farina. Per non lasciare la famiglia affamata, calcolerò sei etti di farina, sei uova intere, tre tuorli. All’impasto aggiungerò un pizzico di sale e un paio di cucchiai di olio e, una volta lavorato ben bene il tutto, ne farò una palla che avvolgerò in pellicola e lascerò riposare una mezz’ora.
A questo punto, avrò radunato ben 9 albumi. Potrò farne una frittata agli asparagi, suggerita dall’amica Luisa. Diciamo che mi occorrerà un bel mazzo di asparagi da accorciare, pelare leggermente nella parte chiara dei gambi, poi tagliare a rondelle lasciando intere le punte. Siccome non amo la verdura lessata, farò appassire gli asparagi in padella: comincerò con le rondelle, una bella noce di burro spumeggiante e un’erbetta (salvia, timo, vedrò cos’ho) poi, quando saranno morbide, aggiungerà le punte e terminerò di cuocere. Sale, pepe e spegnerò. Mentre la verdura si raffredderà, sbatterò leggermente i miei nove albumi con un paio di bustine di zafferano, tanto per non fare una cosa troppo bianca. Ci verserò gli asparagi, mescolando bene, e cuocerò la frittata nella stessa padella della verdura.
Archiviata la frittata (la mangeremo fredda, con l’aperitivo), la pasta sarà pronta da stendere. Facendo tesoro del pasticcio accaduto l’ultima volta (sfoglie incollate una sull’altra), preparerò tanti, tanti vassoi, coperti da canovacci infarinati, sui quali stendere le sfoglie rigorosamente in un solo strato, ad asciugare un po’ prima di tagliare le tagliatelle.


Condimento per le tagliatelle: sei gambi di carciofi (sì, solo i gambi) pelati e fatti a tocchetti, stufati con un porro a rondelle e un etto scarso di salsiccia dolce sbriciolata, olio o burro chiarificato come avrò voglia. Alla fine, per legare, un paio di cucchiai di panna fresca, sale se serve, pepe a volontà se piace.

Sarà l’ora di friggere i tuorli! Un pentolino con tre, quattro dita di olio di semi bollente. Con un cucchiaio, preleverò un tuorlo per volta dal suo nido panformaggioso, con estrema delicatezza scuoterò la panatura in eccesso e farò scivolare l’ovino nell’olio bollente (bollente, mi raccomando: si può verificare gettandoci una briciolina di panatura, che deve salire subito a galla, sfrigolando tra le bollicine). Via via li scolerò su carta da fritti e li infilerò nel forno, scaldato a 100 gradi e poi spento, con lo sportello aperto. Alla fine, li metterò in coppette di insalatina, misticanza, spinacini, quel che avrò sotto mano, condita con poco olio e sale. Li porterò in tavola dopo l’aperitivo con la frittata di albumi, asparagi e zafferano, accompagnata da bollicine e, magari, qualche fettina di strolghino. Dopo l’insalatina con gli ovini fritti, correrò a cuocere le tagliatelle (due minuti? tre? non di più) e le condirò col mio sughetto carciofi e salsiccia.
Dimenticavo, il “resto” dei carciofi, ben puliti e affettati sottili, crudi in insalata con olio, sale, pepe e qualche scaglietta di grana, saranno il contorno delle costine di agnello che qualcuno (spero!) avrà grigliato sul barbecue.
Ecco, saremo tutti e sei pronti per colomba e uova di cioccolato. Per fortuna, Pasqua viene una volta all’anno!

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Tutto quello che avreste voluto sapere

Ricordate il post Domenica da me? Ecco, da quella “giornata particolare” è venuta fuori questa videointervista di cui vado molto fiera e in cui potrete (finalmente?) scoprire tuttoquellocheavrestevolutosaperesullamezzadrimanon avetemaiosatochiedere… O, almeno, perché negli ultimi tempi latito un po’ sul blog: tra la (frenetica) vita da freelance e le mie attività scolastiche, trovo purtroppo poco tempo per postare. Ma cucinare cucino sempre, e faccio anche un sacco di foto: occhio che prima o poi vi inondo!
Intanto, gustatevi il video. Per il quale ringrazio infinitamente Francesca e Maurizio di QB*Tavolo Riservato: bravissimi!

http://vimeo.com/37690288

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Chef in vacanza?

Leggo in rete (sul blog di Paolo Marchi e sulla Gazzetta Gastronomica) che Andrea Berton è in vacanza.
Che queste “ferie forzate” si mormora siano il preludio di un divorzio. E che al Trussardi alla Scala la sua assenza si noti già.
Ho pranzato al Trussardi in un paio di occasioni di lavoro,
poche e troppo “specifiche” per poter dire di conoscere
la cucina di Andrea. Però ho conosciuto lui, in molte diverse altre occasioni (per esempio, in questa), ed è una persona di grande piacevolezza, sorridente, serio, preparato, professionale.
Trussardi alla Scala è un locale bellissimo, affacciato su uno degli scorci più incantevoli
di Milano, ma naturalmente questo non basta per farne un buon ristorante.
La bellezza, senza l’anima, alla fine lascia il tempo che trova.
Se, come sembra, divorzio sarà, auguro ad Andrea un futuro stellare altrove:
lo aspettiamo con la forchetta in mano!

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Domenica da me

Prendi una coppia creativa, Francesca e Maurizio di QB*Tavolo Riservato, con videocamera e luci e tanto entusiasmo. Aggiungi una compagnia piacevole: Gloria, Fiorenza, Filippomio, Lupita coscialunga e Viola nana – le ultime due, di razza canina! Innaffia con vinello bianco fresco, chiacchiere e risate quanto basta
(per restare in tema!): il risultato, a breve su questi schermi.
Intanto, vedete la foto di quello che abbiamo prodotto: spaghetti alle vongole con pesto leggero di basilico e prezzemolo e scorza di limone. Il pesto, senza formaggio e senza aglio (ma l’aglio era nel fondo di vongole), si prepara con 3-4 rametti di prezzemolo e una vaschetta (diciamo 40 g) di basilico e si frulla con pinoli (altri 40 g dovrebbero bastare), olio e l’acqua di cottura dei molluschi. La scorza finisce non solo sopra ai piatti (con qualche pinolo intero) ma anche, prima, nella pentola della pasta, insieme a 3-4 gambi
di prezzemolo. Per i dettagli, le riprese e la ricetta passo passo, stay tuned!

Ps: la foto l’ho rubata da Facebook a Fio, fotografa ufficiale del backstage
Pps: thanks to Garofalo per gli spaghetti

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